L’omeopatia ai tempi del Coronavirus

Tiziana Di Giampietro
Consigliere Nazionale SIOMI


L’omeopatia si interroga sulla validità dei propri farmaci di fronte al nuovo flagello mondiale del COVID-19, non esistendo alcuno studio pubblicato sulla sua efficacia in questa malattia, come il 7 febbraio, nella rubrica “Dottore, è vero che….” della FNOMCeO, giustamente affermava la giornalista/medico Roberta Villa, nell’ articolo “Da dove viene l’idea che l’infezione da coronavirus si curi con l’omeopatia e le altre medicine non convenzionali?”.
Mancano conferme, ribadiva, che l’Arsenico album 30CH, raccomandato dall’AYUSH, dicastero che dal 2014 affianca il Ministero della Salute indiano, che “contiene un potente veleno ma in quantità talmente diluita da non rappresentare più un rischio per chi lo assume”, possa tuttavia prevenire l’infezione da SARS COV 2.
“Può essere quindi considerato sicuro, ma non per questo utile. Non esiste infatti un solo studio scientificamente solido che dimostri l’efficacia di questo prodotto nella prevenzione della nuova infezione”.
E fin qui tutto vero, l’Omeopatia fino a gennaio 2020 non aveva avuto modo di trattare la nuova infezione da Coronavirus e tantomeno di trarre conclusioni sulla possibile efficacia delle cure.
Ma la EBM poteva invece dire di avere dei farmaci efficaci?
Poteva dire a quell’epoca di aver testato medicinali e di averne dimostrato una efficacia e una sicurezza tale da poter essere impiegati su larga scala per annientare il nemico invisibile?
La risposta è no. Purtroppo, e lo sottolineo con rammarico, né la medicina convenzionale, né la medicina omeopatica avevano avuto tempo di dimostrare e testare l’efficacia di famaci su una malattia piombata, come un fulmine a ciel sereno sull’intera umanità.
Il COVID-19 si propagava con una contagiosità inaudita nei più distanti angoli della terra, con un potere distruttivo del quale si aveva memoria nelle leggendarie epidemie di peste, di colera dei secoli passati nelle quali l’omeopatia invece aveva registrato percentuali di guarigioni molto superiori alla medicina ufficiale (lavori di J. Jacobson sulle diarree in Nicaragua o dati dell’Homeopathic Hospital di Londra dell’epidemia di Colera).
La stessa giornalista affermava che non ci sono prove sull’efficacia dell’omeopatia neppure in altre malattie, ignorando i tanti lavori pubblicati e le metanalisi, oltre alle centinaia di migliaia di persone nel mondo che si curano, soddisfatte e senza effetti collaterali, con l’omeopatia, da sola o integrata, e che migliaia di medici la prescrivono.
Come la medicina convenzionale in queste settimane ha disperatamente testato farmaci e tecniche strumentali nello strenuo sforzo di medici e ricercatori di salvare migliaia di vite umane, mentre le vittime urlano silenziosamente e dolorosamente i suoi limiti nonostante i progressi, anche l’omeopatia si sta interrogando sulle sue potenzialità nel COVID-19, in un lavoro di squadra che ad oggi ha visto rispondere all’appello medici omeopati di ogni parte della terra.
Intervenire nelle forme non gravi che non richiedono assistenza ventilatoria e si manifestano con sintomi per cui non si conoscono terapie valide nelle farmacologia chimica, sarà il campo in cui l’omeopatia contribuirà alla lotta al Coronavirus. Testerà i suoi farmaci nelle fastidiose riniti con prurito al naso, nelle anosmie e ageusie, nelle tracheiti con tosse secca e spossante, con o senza febbre, nelle nevralgie lombari, toraciche, trigeminali, nell’astenia profonda, nel gelo glaciale delle ossa, nella paura che paralizza o angoscia, nelle vertigini, nelle diarree.
Il medico, anche omeopata, che ha prestato il giuramento di Ippocrate, padre della medicina dei simili e dei contrari, curerà secondo scienza e coscienza i pazienti che, nel loro diritto di scelta terapeutica si affideranno a lui per lenire le loro sofferenze.

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